File sharing: è sempre reato

La notizia che un gip e un pm di Roma abbiano archiviato una denuncia contro ignoti io l’ho appresa ieri sera dalla mirifica dashboard del mio tumblr poco dopo la diretta dal senato e dove veniva riportato il trafiletto di Repubblica, riportato anche da Italia Oggi (grazie a Elena per la scansione dell’articolo). Ho segnalato subito che chi aveva riportato la notizia aveva, con ogni probabilità, frainteso la richiesta di archiviazione del Gip e titolato male. I reati esistono, previsti dagli articoli 171-bis e seguenti della legge sul diritto d’autore, come chiarisce anche punto informatico oggi. La motivazione della richiesta di archiviazione, più probabilmente, riguardava l’assenza di responsabilità di chi gestisce l’autenticazione degli utenti che utilizzano i programmi di file sharing. E, infatti, loro forniscono solamente un servizio, è poi il singolo utente che può utilizzarlo violando o meno le disposizioni di legge, rimanendo l’unico responsabile per le proprie azioni. L’articolo di Repubblica, infatti prosegue con la parte più importante della richiesta di archiviazione che evidenzia come la responsabilità penale analizzata riguardava i gestori dei server centrali:

Nella richiesta di archiviazione il pm spiega che “nell’ambito della condivisione telematica del sistema ‘peer to peer’ lo scambio avviene direttamente, tra due utenti finali, senza l’intermediazione di un server centrale, il quale svolge semplicemente una funzione di collegamento del tutto generica e inizialmente solo di autenticazione degli utenti, nel momento in cui costoro accedono al sistema”. In questo caso, “i siti internet deputati a tale attivita’ (www.bearshare.com, http://www.emuleitalia.net, http://www.bittorrent.com) – prosegue – si limitano ad autenticare l’utente che viene successivamente smistato verso altre reti ibride e decentralizzate in tutto il mondo”.

Con ogni probabilità la denuncia poi archiviata si inserisce tra in numerosi tentativi di criminalizzare una tecnologia (quella su cui si basano i programmi di file sharing, appunto) dato che ogni tentativo di regolamentarne l’uso risulta vano. Aspettiamo, comunque, che venga reso pubblico il testo del provvedimento.

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