Remixate i Radiohead, e leggete oltre le clausole

Dal blog di Mantellini mi giunge la notizia che i Radiohead hanno reso disponibili parti del brano “Nude” scaricabili a pagamento e remixabili dagli utenti. Si tratta di cinque elementi: basso, batteria, voce, chitarra, string fx. E si tratta di un nuovo modello di business.

Ogni singolo elemento, infatti, viene 99 centesimi da Itunes Store. Gli acquirenti possono usarli per fare un remix che verrà caricato sul sito. Anche se non si tratta di un concorso a premi, ogni singolo remix può essere votato e salire nei posti in classifica. In sintesi si paga per fare i remix, e poi si cedono i diritti d’autore sugli stessi.

Dai termini d’uso del servizio leggo, infatti, che le parti possono essere usate solo e unicamente per realizzare i remix caricati (“the Entrant will not use any other elements or parts of the Song (“Stems”) otherwise than to create Remixes of the Song for entry into radioheadremix.com“) e che l’autore dei remix non può vantare diritti in merito alle canzoni remixate (” the Entrant will not acquire a copyright interest in the Song by virtue of creating Remixes of the Song“) e che i Radiohead e la casa discografica saranno i soli titolari dei diritti morali anche per i remix (“Thom Yorke, Jonny Greenwood, Colin Greenwood, Ed O’Brien and Phil Selway will be registered and credited as the sole writers and WCM the publishers of the Remixes of the Song created by the Entrant“) e che l’autore dei remix non sfrutterà o lascerà che altri sfruttino i remix creati senza ricevere il reventivo consenso scritto della Warner/Chappell Music Ltd e di _Xurbia _Xendless Ltd (“the Entrant will not exploit, or allow others to exploit, the Remixes of the Song created by the Entrant without seeking the prior approval of WCM and Xurbia“).

Detto questo, è però vero che ogni remix riporta il nome dell’autore e il link al relativo sito (con la conseguenza che il diritto morale alla paternità del remix è, di fatto, riconosciuto).

Ed è vero anche che gli autori dei remix si stanno misurando nella creazione di veri e propri capolavori. Alcuni dal punto di vista musicale, altri nell’usare questa opportunità come un formidabile mezzo di espressione e di creazione di user generated content. Ad esempio il pezzo di HipsterRunoff che esordisce esprimendo il proprio stupore per questa operazione dei Radiohead (“my girlfriend and I have matching Kid-A tattoes“) e racconta di come l’industria musicale abbia oltrepassato ogni limite dai Metallica a Napster e alla crescita di Limewire, Bearshare, Pirate Bay. E lo trovo bello. Sia il remix che l’uso fattone. Quindi appoggio in pieno questa iniziativa e la creatività che sta generando.

In ogni modo, in qualità di studiosa delle nuove tecnologie e delle relative problematiche giuridiche (disclaimer necessario che motiva sia il perché delle mie ricerche sia il perchè della loro divulgazione ;)), segnalo che, alla fine, i remix possono essere direttamente scaricati dal sito controllando il codice della pagina. E’ così semplice che non mi metto nemmeno a rivelare come ma non serve fare hacking: i dati sono in chiaro.

E penso alla clausola dei termini d’uso che vieta all’autore dei remix di permettere che “altri” li sfruttino senza un permesso scritto, chiedendomi se la divulgazione dei remix al di fuori del sito ufficiale rientri nel concetto di “exploit”, e cioè di “sfruttamento”. Poichè i diritti concessi sulle parti del brano sono utilizzabili per il solo scopo di caricare i relativi remix sul sito, sembrerebbe di no.

Ne consegue che prima di scrivere contratti che pongono divieti, bisognerebbe adeguatamente controllare che le piattaforme tecnologiche da cui si eroga il servizio non abbiano falle tali che ne frustrino lo scopo e rendano impossibile attribuire eventuali violazioni a chi aderisce in buona fede ai termini del contratto ed è l’unico, rispetto alla collettività, formalmente obbligato.

Corriereblog sulla citazione della fonte

Marco Pratellesi sul CorriereBlog sulla vicenda della mancata citazione della fonte per la gallery dedicata a Paulthewineguy:

Per questo motivo Massimo Mantellini, Gaspartorriero, Elvira Berlingieri e tanti altri blogger ci hanno tirato le orecchie ricordando come io stesso in una conferenza avessi detto che prendere materiali da internet senza citare la fonte sia scorretto. Non ho cambiato opinione. Abbiamo sbagliato.

Per questo, abbiamo rimediato inserendo nelle gallery gli indirizzi corretti e, poiché il sistema non prevede di inserire in quella sede anche link, ho chiesto ai tecnici di provvedere alle modifiche per il futuro (speriamo).

Il post è linkato nella homepage di Corriere.it: chapeau, sinceramente, a Pratellesi e alla redazione del Corriere.it per la lungimiranza dimostrata. Non era da tutti, nè è scontato ammettere pubblicamente un errore. E’ un passo avanti verso due mondi che si incontrano, un progresso che non può che fare bene a tutti, non solo blogger e giornali ma soprattutto ai lettori. Grazie. E bravi.

Qualcosa è successo

E il Corriere adesso cita la fonte: anche se per adesso non circola nessuna dichiarazione ufficiale e la fonte è citata solo nella prima immagine (nel resto della serie i riferimenti mancano e viene usato un tinyurl) è un segno che il messaggio è arrivato. Molti auguri a Paul.
Paulthewineguy su Corriere.it, 27-01-08

Paulthewineguy, il Corriere e il diritto morale a vedere riconosciuta la paternità dell’opera su Internet

Understanding art for geeks è una serie di immagini ideate da Paulthewineguy che, attraverso un sofisticato gioco di rimandi e citazioni di opere dell’arte classica e della normale psicopatologia della vita quotidiana dell’utente Internet, raccontano l’arte attraverso simboli noti solo a chi la rete la usa. La serie brilla per intelligenza e humour, e così chi conosce il movimento der blaue reiter e ogni tanto ride dei lolcats può godere di questa immagine, mentre chi usa twitter si riconoscerà in questa, e chi si danna quotidianamente con word vorrà uno screensaver come questa o questa.

Oscar Wilde lo avrebbe citato come chiaro esempio della funzione del critico come artista nell’omonimo saggio: il simbolo artistico spiega quello geek e viceversa. Una goduria di rivelazioni per chi cova entrambe le passioni, insomma, e una sciarada affascinante per chi si perde il piacere di una delle due.

Le cose, in questo momento storico, succedono nei tumblr: è da li che io ed altri abbiamo scoperto la serie di Paul, che poi è approdata su Flickr e da li su Slashdot, Drawn, Laughingsquid e il Corriere della sera. Ma mentre i siti americani citano Paul come autore, o almeno mettono un link alla serie su Flickr, il Corriere della sera perde l’occasione di onorare nel web la tradizione sul droit d’auteur dei paesi di civil law (tra cui l’Italia, ovviamente) di riconoscere il diritto morale alla paternità dell’opera, e pubblica alcune immagini della serie senza citare l’autore nè mettere un link. Eppure, candidamente, nelle didascalie sono stati ricopiati i titoli esatti delle immagini e si legge che la serie è stata genericamente trovata su Flickr.

Vediamo quali diritti il Corriere ha violato ripubblicando la serie di Paul senza attribuirgli neppure un link, divertendoci ad ipotizzare le conseguenze.

Articolo 20, comma 1 della Legge sul diritto d’autore:

(…) l’autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Il diritto alla paternità è inalienabile e perpetuo, il che vuol dire che sopravvive alla durata dei diritti di sfruttamento economico ed è irrinunciabile tramite contratto. In pratica citare la fonte in modo corretto è un diritto che l’autore o i suoi eredi o, in mancanza di questi, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, possono fare valere in qualsiasi momento e a prescindere da accordi contrattuali. Flickr, in modo particolare, permette una citazione esemplare dei diritti morali: c’è l’account utente che identifica l’autore (ricordiamo che lo pseudonimo è protetto al pari del nome quando notorio e atto ad identificare univocamente la persona ex art. 9 c.c.), l’immagine ha un titolo, il sistema fornisce la data di upload e altri exif data relativi all’immagine. Nessuna scusa, quindi: i dati per citare corretamente la fonte ci sono tutti. Procediamo.

Art. 13 della Legge sul diritto d’autore

1. Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l’incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione.

Il Corriere ha violato questo diritto, infatti non ha semplicemente linkato da Flickr le immagini di Paul, le ha copiate e caricate sul suo server operando, di fatto quello che può essere definita come “riproduzione abusiva”, senza il consenso dell’autore cioè. Ma non finisce qui.

Art. 16, comma 1 della Legge sul diritto d’autore

1. Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione ed altri mezzi analoghi, e comprende la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo, nonché quella codificata con condizioni di accesso particolari; comprende altresì la messa disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.

L’autore ha il diritto esclusivo di rendere pubbliche le proprie opere attraverso i mezzi di comunicazione a distanza, Internet compresa. è il solo che può autorizzare gli altri a farlo.

Da qui a cercare ipotesi di reato il passo è breve. Ma Paul non è una major né è protetto da un editore, e ha saggiamente licenziato le proprie immagini con una licenza Creative Commons di tipo attribution, non commercial, share alike (nel blog/tumblr è la 3.0 “unported”, nel Flickr è la 2.0 ma la sostanza non cambia). Vuol dire che ha permesso la circolazione dell’opera (riproduzione e comunicazione al pubblico) a patto che la fonte venga citata e la licenza venga riportata nelle successive circolazioni dell’opera, e sempre che ciò avvenga per scopi non commerciali. Ha inoltre permesso di modificare le proprie immagini a condizione che le modifiche vengano poi rilasciate con la stessa licenza.

Sul diritto morale a vedersi riconosciuto autore, protetto a prescindere dalla clausola “Attribution” della licenza Creative Commons, il Corriere ha commesso una palese violazione. Senza indulgere nella fantagiurisprudenza, l’aspetto è duplice: contrattuale ai sensi della licenza, e extracontrattuale ai sensi dell’art. 20 citato.

Riguardo gli altri termini della licenza, sarebbe interessante analizzare la questione sull’utilizzo non commerciale o meno. Corriere.it è ad accesso gratuito, ma accanto allo slideshow appare una pubblicità in flash e firefox mi ha bloccato 7 pop-up. Mutatis mutandis, sarebbe come se una rete televisiva privata, che vive di sola pubblicità e non di canone di abbonamento, mandasse in onda un filmato da Youtube rilasciato con analoga licenza all’interno di un telegiornale o di un qualsiasi programma, e fuori dal diritto di cronaca, solo a fini di intrattenimento. E’ ancora utilizzo non commerciale o no? Ad interpretare in modo stretto i termini contrattuali della licenza Creative Commons e la fattispecie concreta la risposta porterebbe ad affermare che un fine commerciale esiste, e si riscontra nell’associare pubblicità ad un contenuto per cui non si è pagato e dove il diritto di cronaca è scarsamente ravvisabile. La storia delle immagini, infatti, non è contestualizzata dal Corriere.

E’ buffo che, per una volta in cui è un autore italiano sinora sconosciuto a creare qualcosa che, seppur solo su Internet (almeno per adesso), è innovativa, virale, esportabile ed apprezzata oltreoceano, proprio una testata giornalistica ignora che è questa la vera notizia e si appropria indebitamente delle immagini.

Il Belpaese.