Legge 2.0

Oggi è il 13 novembre: è una bellissima giornata autunnale, siamo sotto il segno dello scorpione, è il compleanno di un mio carissimo amico (auguri Mikè!) e, sempre oggi, esce in libreria il libro che ho pubblicato per l’editore Apogeo, “Legge 2.0, il Web tra legislazione e giurisprudenza“. Gli auspici sono, quindi, i migliori :).

Dal sito di Apogeonline potete consultare l’indice e l’introduzione, ed acquistarlo con il 15% di sconto. Il testo è in catalogo anche sulle principali librerie online.

Si tratta del mio primo libro, ed è stato scritto per venire incontro al normale utente della rete che non è un giurista o un esperto legale e che si chiede come interpretare gli interventi del legislatore o gli orientamenti della giurisprudenza per tutto quello che riguarda il web. Molte delle problematiche affrontate nascono dalla mia esperienza di insegnamento nei master e nei convegni a cui ho partecipato come relatore e dalle discussioni che sono derivate dai post pubblicati in questo blog (attraverso i commenti e le email che ricevo) e dagli articoli che scrivo per Apogeonline: i non giuristi sono la maggioranza delle persone che abitano la rete e, quindi, i soggetti maggiormente bisognosi di avere informazioni accessibili e chiare in questo campo. 

Come si legge dalla scheda:

I problemi giuridici collegati a blog, wiki e podcast e più in generale ai vari sistemi di content management del Web 2.0 (Facebook, YouTube, Flickr ecc.), universi virtuali compresi (Second Life), sono molti, e spesso non evidenti o male interpretati. Questo testo li analizza, affiancandoli a suggerimenti per comunicare e operare in Rete nel rispetto di leggi e normative. L’approccio è divulgativo e pratico. Molta attenzione è dedicata al tema del diritto d’autore e della proprietà intellettuale: oggi più che mai in Rete fenomeni come la violazione del copyright e il plagio si manifestano in una maniera tale da rendere difficile l’azione sia degli organi di controllo come la SIAE, sia delle istituzioni che hanno il compito di interpretare e quindi sanzionare queste violazioni. Ma oltre a questo altri aspetti meritano e necessitano attenzione: la libertà di espressione, il diritto nei mondi metaforici, la tutela dei dati personali, le responsabilità dei fornitori di servizi Internet. A ognuno di questi temi è dedicato un capitolo di questo libro pensato e scritto per affrontare da un un punto di vista legale la comunicazione ai tempi del Web 2.0.

Gli argomenti trattati sono, in breve:

  • La proprietà intellettuale e il diritto d’autore in Internet
  • Il file sharing e la tutela dei diritti d’autore
  • La SIAE e i contenuti digitali
  • Il valore giuridico delle licenze Creative Commons
  • Responsabilità e diritti dei soggetti che erogano servizi web
  • La libertà di espressione in Rete
  • Il diritto in Second Life e nei mondi metaforici
  • La tutela della privacy e dei dati personali in Rete
  • Il testo è aggiornato fino al 3 ottobre scorso, tra gli argomenti trattati c’è anche il recente caso che ha riguardato il sequestro di Piratebay, sul quale ho scritto recentemente anche un articolo per Apogeonline. Ogni argomento, infatti, è accompagnato da un’analisi giuridica delle norme rilevanti e dalle pronunce giurisprudenziali in merito o dall’analisi di casi di cronaca, non arrivati quindi di fronte ad un giudice, ma comunque ritenuti rilevanti per esaminare le problematiche aperte e i punti critici dell’ordinamento italiano nel settore delle nuove tecnologie. 
    Il testo è, infatti, focalizzato sulla legislazione del nostro paese e dell’Unione Europea e sono evidenziate, ove rilevanti, le differenze con l’ordinamento giuridico statunitense, principale esportatore di applicazioni web e piattaforme di publishing e per questo motivo anche leader (nostro malgrado) nell’esportazione di prassi giuridiche.  L’intenzione è quella di ricostruire quello che ho imparato dall’esperienza di utente, in primo luogo, cercando di pormi nell’ottica dell’analisi dei punti di conflitto giuridico con le nuove tecnologie che si diffondono con estrema rapidità e di individuare, da giurista, quali sono le risposte che il nostro sistema giuridico è stato, sinora, in grado di dare. La speranza è quella di essere riuscita a venire incontro al lettore, di averne avuto rispetto e di avere reso giustizia a tutte le domande che mi sono state fatte e che mi sono posta e di essere riuscita a divulgare una materia ostica anche per i tecnici del diritto. La rete è viva, è una comunità dinamica ed in continuo movimento, così come la società e la legge ne è espressione. Spero, con molta umiltà, che questo testo possa essere una risorsa per chi cerca informazioni ed un timido punto di partenza per ulteriori discussioni perché la consapevolezza di quali sono i diritti ed i doveri è la base di ogni dialettica, e lo scopo della dialettica è migliorare e cambiare in meglio il mondo in cui viviamo.
    L’ultima parola, come sempre, spetta alla gente: a voi, a noi.

    Remixate i Radiohead, e leggete oltre le clausole

    Dal blog di Mantellini mi giunge la notizia che i Radiohead hanno reso disponibili parti del brano “Nude” scaricabili a pagamento e remixabili dagli utenti. Si tratta di cinque elementi: basso, batteria, voce, chitarra, string fx. E si tratta di un nuovo modello di business.

    Ogni singolo elemento, infatti, viene 99 centesimi da Itunes Store. Gli acquirenti possono usarli per fare un remix che verrà caricato sul sito. Anche se non si tratta di un concorso a premi, ogni singolo remix può essere votato e salire nei posti in classifica. In sintesi si paga per fare i remix, e poi si cedono i diritti d’autore sugli stessi.

    Dai termini d’uso del servizio leggo, infatti, che le parti possono essere usate solo e unicamente per realizzare i remix caricati (“the Entrant will not use any other elements or parts of the Song (“Stems”) otherwise than to create Remixes of the Song for entry into radioheadremix.com“) e che l’autore dei remix non può vantare diritti in merito alle canzoni remixate (” the Entrant will not acquire a copyright interest in the Song by virtue of creating Remixes of the Song“) e che i Radiohead e la casa discografica saranno i soli titolari dei diritti morali anche per i remix (“Thom Yorke, Jonny Greenwood, Colin Greenwood, Ed O’Brien and Phil Selway will be registered and credited as the sole writers and WCM the publishers of the Remixes of the Song created by the Entrant“) e che l’autore dei remix non sfrutterà o lascerà che altri sfruttino i remix creati senza ricevere il reventivo consenso scritto della Warner/Chappell Music Ltd e di _Xurbia _Xendless Ltd (“the Entrant will not exploit, or allow others to exploit, the Remixes of the Song created by the Entrant without seeking the prior approval of WCM and Xurbia“).

    Detto questo, è però vero che ogni remix riporta il nome dell’autore e il link al relativo sito (con la conseguenza che il diritto morale alla paternità del remix è, di fatto, riconosciuto).

    Ed è vero anche che gli autori dei remix si stanno misurando nella creazione di veri e propri capolavori. Alcuni dal punto di vista musicale, altri nell’usare questa opportunità come un formidabile mezzo di espressione e di creazione di user generated content. Ad esempio il pezzo di HipsterRunoff che esordisce esprimendo il proprio stupore per questa operazione dei Radiohead (“my girlfriend and I have matching Kid-A tattoes“) e racconta di come l’industria musicale abbia oltrepassato ogni limite dai Metallica a Napster e alla crescita di Limewire, Bearshare, Pirate Bay. E lo trovo bello. Sia il remix che l’uso fattone. Quindi appoggio in pieno questa iniziativa e la creatività che sta generando.

    In ogni modo, in qualità di studiosa delle nuove tecnologie e delle relative problematiche giuridiche (disclaimer necessario che motiva sia il perché delle mie ricerche sia il perchè della loro divulgazione ;)), segnalo che, alla fine, i remix possono essere direttamente scaricati dal sito controllando il codice della pagina. E’ così semplice che non mi metto nemmeno a rivelare come ma non serve fare hacking: i dati sono in chiaro.

    E penso alla clausola dei termini d’uso che vieta all’autore dei remix di permettere che “altri” li sfruttino senza un permesso scritto, chiedendomi se la divulgazione dei remix al di fuori del sito ufficiale rientri nel concetto di “exploit”, e cioè di “sfruttamento”. Poichè i diritti concessi sulle parti del brano sono utilizzabili per il solo scopo di caricare i relativi remix sul sito, sembrerebbe di no.

    Ne consegue che prima di scrivere contratti che pongono divieti, bisognerebbe adeguatamente controllare che le piattaforme tecnologiche da cui si eroga il servizio non abbiano falle tali che ne frustrino lo scopo e rendano impossibile attribuire eventuali violazioni a chi aderisce in buona fede ai termini del contratto ed è l’unico, rispetto alla collettività, formalmente obbligato.